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lunedì 16 gennaio 2017

Nostre traduzioni: " EGOMANIAC" di Vi Keeland

Ciao Rumorsss! Finalmente vi sveliamo la sorpresa che avevamo  anticipato all'interno del gruppo! Grazie alla nostra Vanessa Ceschin, potremmo leggere in italiano sia la sinossi che il primo capitolo del nuovo romanzo di Vi Keeland, "EGO MANIAC", uscito in America il 15 gennaio 2017
Titolo: EGO MANIAC
Autrice: Vi Keeland
Data di pubblicazione: 15 Gennaio 2017
Genere: Contemporary romance
Lingua: inglese

La notte in cui incontrai Drew Jagger, lui si era appena introdotto nel mio nuovo ufficio di Park Avenue.
Composi il 9-1-1 prima di iniziare ad attaccarlo con la mia nuove e sofisticate mosse di Krav Maga.
Lui mi immobilizzò subito, poi ridacchiò, trovando divertente il mio tentativo di aggredirlo.
Naturalmente, il mio intruso doveva essere arrogante.
Solo, venne fuori, che non era affatto un intruso.
Drew era il legittimo titolare del mio nuovo ufficio. Era stato in vacanza, mentre il suo lussuoso locale veniva rinnovato.
Motivo per cui un truffatore mi aveva dato in leasing un ufficio che non era realmente disponibile per l'affitto.
Ero stata truffata per diecimila dollari.
Il giorno successivo, dopo ore alla stazione di polizia, Drew ebbe pietà di me e mi fece un'offerta che non potevo rifiutare. Mi avrebbe permesso di restare fino a quando non avessi trovato un nuovo posto, e in cambio avrei dovuto rispondere alle sue telefonate mentre la sua segretaria era fuori.
Probabilmente mi sarei dovuta comportare con gratitudine e tenere la bocca chiusa mentre origliavo i consigli che vomitava ai suoi clienti. Ma non potei fare a meno di dirgli quello che pensavo.
Non mi aspettavo che il mio corpo reagisse ogni volta che discutevamo. Soprattutto quando sembrava che questo era tutto ciò che eravamo in grado di fare.
Noi due eravamo diametralmente opposti. Drew era amareggiato, arrabbiato, dannatamente bello, un distruttore di relazioni. E il mio lavoro era quello di aiutare le persone a salvare i loro matrimoni.
L'unica cosa che noi due avevano in comune era lo spazio che condividevamo.
E un'attrazione che era sempre più difficile negare di giorno in giorno




CAPITOLO 1

Drew

Odiavo il Capodanno.
Due ore nel traffico per fare solamente nove miglia da LaGuardia a casa. Erano già passate le dieci di sera. Perché tutte queste persone non erano già ad una festa? Tutta la tensione da cui era stato sollevato nelle due settimane alle Hawaii era già di nuovo avvolta intorno a me sempre più stretta man mano che l'auto si spostava lentamente verso i quartieri alti.
Cercai di non pensare a tutto il lavoro che mi aspettava-alla serie infinita di problemi delle altre persone che aggravavano i miei:
Lei mi ha tradito.
Lui mi ha tradito.
Fammi ottenere la piena custodia dei bambini.
Lei non può avere la casa a Vail.
Tutto quello che vuole è il mio denaro.
Non mi ha fatto un pompino in tre anni.
Ascolta, stronzo, hai cinquant’anni, sei calvo, presuntuoso, e a forma di uovo. Lei ha ventitré anni, è uno schianto, e ha tette così giovani che le arrivano quasi fino al mento. Vuoi risolvere questo matrimonio? Torna a casa con diecimila bigliettoni freschi e fruscianti e dille di mettersi in ginocchio. Tu avrai il tuo pompino. Lei avrà il suo denaro da spendere. Non pretendiamo che è sempre più bello di quello che realmente era. Tutto questo non va bene per te? A differenza della tua quasi futura ex moglie, io accetto un assegno. Intestalo a Drew M. Jagger, Avvocato.
Mi strofinai la parte posteriore del collo, sentendomi leggermente claustrofobico sul sedile posteriore dell’Uber, e guardai fuori dal finestrino. Una vecchia signora con un deambulatore ci stava superando.
"Scendo qui," abbaiai al conducente.
"Ma i bagagli?"
Ero già sceso dal retro della macchina. "Apri il bagagliaio. Tanto non ci stiamo muovendo in ogni caso. "
Il traffico era a un punto morto, e il mio palazzo era a soli due isolati di distanza. Gettando una mancia da cento dollari al conducente, afferrai la mia valigia dal bagagliaio e inalai profondamente l’aria di Manhattan.
Amavo questa città tanto quanto l’odiavo.
Il 575 di Park Avenue era un palazzo restaurato dell’epoca pre-guerra, all’angolo sud est della sessantatreesima strada-era un indirizzo che generava nella gente dei preconcetti su di te. Qualcuno con il mio cognome aveva abitato nel palazzo fin da prima che venisse convertito in costosissime cooperative. Ed è per questo motivo che al mio ufficio è stato permesso di rimanere al piano terra quando tutti gli altri inquilini sono stati cacciati fuori anni fa. Io vivevo anche nell’attico all’ultimo piano.
"Bentornato, signor Jagger." Il portiere in uniforme mi salutò mentre mi spalancava la porta della hall.
"Grazie, Ed. Mi sono perso qualcosa mentre ero via? "
"No. Tutto come al solito. Ho dato un'occhiata ai vostri lavori, l'altro giorno. Sta venendo bene. "
"Hanno usato l’ingresso di servizio sulla sessantatreesima come avrebbero dovuto?"
Ed annuì. "Certamente. Li ho sentiti a malapena negli ultimi giorni. "
Lasciai il mio bagaglio all'interno del mio appartamento, poi tornai al piano di sotto in ascensore per controllare le cose. Nelle ultime due settimane, mentre scopavo a Honolulu, il mio ufficio veniva completamente ristrutturato. Le crepe nel soffitto dovevano venire coperte, intonacate e verniciate, e doveva essere installato un nuovo pavimento per sostituire il vecchio parquet usurato.
Teli di plastica spessa erano avvolti su tutte le porte interne mentre entravo. I mobili più piccoli che non avevo messo in magazzino erano ancora coperti con i teloni. Merda. Non avevano ancora finito. La ditta mi aveva assicurato che i lavori sarebbero terminati prima che fossi tornato. Avevo ragione a essere scettico.
Accendendo le luci, fui però felice di trovare la hall completamente finita. Per una volta, un Capodanno senza orribili sorprese.
Lanciai una rapida occhiata in giro, soddisfatto di quello che vedevo, ed ero proprio sul punto di andare via quando notai una luce che fuoriusciva da sotto la porta di una piccola stanza alla fine del corridoio.
Come se niente fosse, mi diressi a spegnerla.
Allora, io sono alto un metro e novantacinque, per novanta chili, e forse era solo il mio stato d’animo, il fatto che non mi aspettassi di vedere nessuno, ma quando aprii la porta della stanza, e la trovai li mi spaventai a morte.
Lei urlò.
Feci un passo indietro attraverso la porta.
Si alzò, si mise in piedi sulla sedia, e cominciò a inveire contro di me, agitando il suo cellulare in aria.
"Chiamo la polizia!” Le sue dita tremavano mentre lei componeva il nove, poi l’uno, e stava per schiacciare l'ultimo uno. "Vattene ora, e non la chiamerò!”
Avrei potuto lanciarmi su di lei, e toglierle il telefono dalle mani prima che si fosse resa conto di non aver composto l’ultimo numero. Ma sembrava terrorizzata, così arretrai di un altro passo e misi le mani in alto in segno di resa.
"Non ho intenzione di farti del male.” Usai il mio migliore tono di voce per calmarla. "Non hai bisogno di chiamare la polizia. Questo è il mio ufficio”.
"Ti sembro stupida? Hai appena fatto irruzione nel mio ufficio.”
"Il tuo ufficio? Credo che hai sbagliato strada all’angolo tra Pazza e Svitata.”
Vacillò sulla sedia, afferrandola con entrambe le braccia per ritrovare l'equilibrio, e poi ... la gonna cadde ai suoi piedi.
“Fuori!” Si accucciò e afferrò la gonna, tirandola fino alla vita mentre si voltava verso di me.
"Prende dei farmaci, signora?”
"Farmaci? Signora? Stai scherzando?”
"La sa una cosa?" Feci cenno al telefono che aveva ancora in mano. “Perché non schiaccia l'ultimo numero in modo che la polizia arrivi qui. La potranno riaccompagnare a qualunque manicomio da cui è scappata ".
I suoi occhi si spalancarono. Per essere una pazza- ora che la osservavo meglio-era dannatamente carina. Capelli rosso fuoco raccolti in cima alla testa che sembravano corrispondere perfettamente con la sua personalità tutta fuoco. Anche se dagli sguardi fiammeggianti dei suoi occhi azzurri, ero felice di non averglielo detto. Schiacciò il numero uno e iniziò a denunciare il crimine di effrazione. "Vorrei segnalare una rapina.” "Rapina?” Inarcai un sopracciglio e guardai intorno. Un’unica sedia e un tavolo pieghevole in metallo schifoso erano gli unici mobili presenti in tutto lo spazio. " Cosa starei rubando? La tua personalità vincente? “Modificò la sua denuncia alla polizia. "Una violazione di domicilio. Vorrei segnalare una violazione di domicilio al 575 di Park Avenue”. Fece una pausa e ascoltò. "No, non credo sia armato. Ma è grosso. Veramente grosso. Almeno un metro e novanta. Forse più grosso ". Sorrisi. "E forte. Non dimenticare di dire loro che sono anche forte. Vuoi che faccia le flessioni per te? E forse dovresti dirgli che ho gli occhi verdi. Non vorrei che la polizia mi confondesse con tutte gli altri grossi ladri che girano per il mio ufficio.” Dopo aver riagganciato, rimase in piedi sulla sedia, fissandomi ancora. "C'era anche un topo?” Chiesi. "Un topo?" "Considerando che sei balzata in piedi su quella sedia.” Ridacchiai. "Lo trovi divertente?” "Stranamente, si. E non ho idea del perché, cazzo. Mi dovrebbe infastidire da morire il fatto di tornare a casa dopo una vacanza di due settimane e di trovare una abusiva nel mio ufficio.” "Abusiva? Io non sono un’abusiva. Questo è il mio ufficio. Mi sono trasferita qui una settimana fa.” Balbetta di nuovo in piedi sulla sedia. "Perché non scendi? Stai per cadere giù da quella cosa e farti male”. "Come faccio a sapere che non hai intenzione di farmi del male quando scendo giù?" Scossi la testa e contenni la mia risata. "Tesoro, guarda quanto sono grande io. E guarda quanto sei grande tu. Stare in piedi su quella sedia non servirà a un cazzo per farti stare al sicuro. Se avessi voluto farti del male, saresti già stesa sul freddo pavimento.” "Prendo lezioni di Krav Maga due volte a settimana.” "Due volte a settimana? Veramente? Grazie per avermi avvisato." "Non c'è bisogno di prendermi in giro. Potrei farti del male. Per essere un intruso, sei piuttosto maleducato, lo sai.” "Scendi.” Dopo esserci fissati per un intero minuto, scese dalla sedia. "Visto? Sei al sicuro a terra cosi come lo sei stata lassù “. "Cosa cerchi qui?”
"Non hai chiamato la polizia, vero? Mi avevi quasi convinto per un secondo.”  "Non l'ho fatto. Ma potrei." "E perché dovresti farlo ora? In modo che ti possano arrestare per violazione di domicilio?” Lei indicò la sua scrivania di fortuna. Per la prima volta, notai carte sparse ovunque. "Te l’ho detto. Questo è il mio ufficio. Sto lavorando fino a tardi stasera perché oggi gli operai facevano cosi tanto casino che non ho potuto fare quello che dovevo. Perché qualcuno dovrebbe irrompere ed entrare a lavorare alle dieci e mezzo di sera della vigilia di Capodanno? " Gli operai della ditta di costruzioni? La mia ditta costruzioni? Stava accadendo qualcosa qui. "Tu eri qui con gli operai della ditta, oggi?" "Sì.” Mi grattai il mento, credendole solo a metà. "Qual è il nome del capo?" "Tommy". Merda. Stava dicendo la verità. Beh, almeno una parte doveva essere la verità. "Hai detto che ti sei trasferita una settimana fa?" "Giusto." "E hai affittato questo ufficio esattamente da chi?" "John Cougar". Entrambe le mie sopracciglia si alzarono vertiginosamente. "John Cougar? E finiva per Mellencamp, per caso? " "Come potrei saperlo?" Questo non suonava affatto bene. "E hai pagato questo John Cougar?" "Ovviamente. È così che si affitta un ufficio. Una caparra di due mesi, il primo mese di affitto e l’ultimo.” Chiusi gli occhi e scossi la testa. "Merda.” "Che cosa?" "Sei stata truffata. Quanto ti è costato tutto questo? L’anticipo di due mesi, il primo e l'ultimo mese? Quattro mesi in totale?” "Diecimila dollari". "Ti prego, dimmi che non hai pagato in contanti". Qualcosa finalmente si accese in lei, e il colore scomparve dal suo bel viso. "Mi ha detto che la sua banca era chiusa la sera, e lui non poteva darmi le chiavi fino a quando il mio assegno non fosse stato versato. Se lo avessi pagato in contanti, mi sarei potuta trasferire subito.” "Hai pagato a John Cougar quarantamila dollari in contanti?” "No!" "Grazie a Dio.” "Ho pagato diecimila dollari in contanti.” "Credevo avessi detto che hai pagato quattro mesi.” "L'ho fatto. Erano duemilacinquecento dollari al mese.”  L’ha fatto. Di tutte le cose assurde che avevo sentito fino ad ora, il pensare che potesse ottenere un ufficio a Park Avenue per duemilacinquecento dollari al mese era il massimo. Irruppi in una risata. "Cosa c'è di così divertente?” "Tu non sei di New York, vero?" "No. Mi sono appena trasferita qui dall’Oklahoma. Che c'entra?”
Feci un passo più vicino. "Odio doverti dare questa notizia, Oklahoma, ma ti hanno praticamente derubata. Questo è il mio ufficio. Sono qui da tre anni. Prima di me mio padre è stato qui per trent’anni. Ero in vacanza nelle ultime due settimane e stavo facendo ristrutturare l'ufficio mentre ero via. Qualcuno sotto il falso nome di un cantante ti ha truffato prendendo il tuo denaro per affittarti un ufficio che non aveva il diritto di affittare. Il nome del portiere è Ed. Entra dall'ingresso principale dell'edificio, e lui potrà confermare tutto quello che ti ho appena detto”. "Non può essere." “Di cosa ti occupi per cui hai bisogno di un ufficio?" "Sono una psicologa.” Allungai la mano. "Sono un avvocato. Fammi vedere il tuo contratto.” Il suo volto sbiancò. "Non me lo ha ancora portato. Ha detto che il padrone di casa era in Brasile in vacanza, che intanto potevo trasferirmi, e che non appena fosse tornato avrebbe riscosso subito l'affitto e portato il contratto da firmare.” "Sei stata truffata". "Ma gli ho pagato diecimila dollari!" "E questa è un'altra cosa che ti avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme. Non puoi affittare neanche un armadio a Park Avenue per duemilacinquecento dollari al mese. Non ti è sembrato strano che stavi per avere un posto come questo per niente?” "Ho pensato che fosse un affare.” Scossi la testa. "Un vero affare. Un affare sporco.” Si coprì la bocca. "Penso di stare per sentirmi male."


1 commento:

patrizia gusto ha detto...

facile da leggere in inglese? grazie per la risposta

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