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sabato 16 luglio 2016

Presentazione in anteprima "Voglio amare te" di Ella Gai

Ciao Rumors! Oggi vi presentiamo in anteprima il nuovo romanzo di Ella Gai, "Voglio amare te" sequel di "Odiare Amare Baciare", in uscita il 20 Luglio. Anna Conforti e Andrea Preziosi stanno tornando...
Titolo: Voglio amare te 
Autrice: Ella Gai
Editore: Self Publishing
Genere: Contemporary Romance

BookTrailer: Voglio amare te
Uscita il 20 luglio 2016

E se un giorno all'improvviso sentissi il tuo cuore fare tum tum? E se quello stesso giorno il tuo destino decidesse di cambiare di nuovo le carte in tavola della tua vita e giocarti un tiro mancino? E se potessi scegliere tu... chi vuoi amare? Al principio si sono odiati, poi si sono amati e alla fine si sono persi. Le coincidenze, il destino non hanno alcuna importanza quando si parla di Anna e Andrea. Si sono conosciuti per sbaglio nel 2012 e si sono innamorati. Ma il destino ha in serbo per loro un secondo incontro - scontro. L'accordo di sesso, poi diventato amore, si è frantumato una mattina di giugno quando Anna viene investita da una macchina e da allora Andrea non sa più nulla di lei. Anna scompare, non lascia traccia di sé, diventa un fantasma immaginato da un uomo di quasi quarant'anni che desidera l'amore, ma che, fino ad allora, non voleva concedere a se stesso. Ma si sa per Anna e Andrea le coincidenze non esistono, e il lungo e sottile filo rosso che li unisce è destinato a intrecciarsi e annodarsi con altre vite. Ma allora perché quando si rincontrano per sbaglio nessuno dei due riesce a fare a meno di pensare all'altro? Questa volta però, le loro vite sono cambiate: Andrea è diverso, non fa più il playboy, non usa più le donne come kleenex e Anna è più grande, non è più la ragazzina che si fa mettere i piedi in testa da Luca, il suo ex fidanzato. La storia d'amore tra la ragazza di vent'anni e l'uomo di quarant'anni, che ha catturato decine di lettrici prima con il selfpublishing e poi nella nuova veste in libreria, torna per raccontare l'epilogo di quello che è stato uno dei romanzi più chiacchierati degli ultimi due anni.

PROLOGO IN ANTEPRIMA:

ROMA, OTTOBRE 2012

Il Rolex che portavo al polso segnava le otto e mezza da cinque mesi. Il vetro era appena scalfito sulla parte alta del quadrante, un dettaglio che notavi solo se lo osservavi da vicino. La montatura era graffiata e ammaccata in più parti, così come il cinturino di metallo. Avevo provato mille volte a scuotere l'orologio, a cercare di farlo funzionare di nuovo, ma non ci ero mai riuscita. All'inizio credevo che la batteria si fosse esaurita e la cambiai, ma non funzionò. Mi ero rassegnata. L'orologio era rotto.
L'orologiaio, uno dei pochi rimasti in tutta Roma, mi disse che non c'era niente da fare. E che avrei dovuto conservarlo in un cassetto, per il solo piacere di averlo ancora. Le sue parole erano piene di dispiacere, mentre lo rigirava e lo osservava con le sue mani callose. «Non è rotto», osservò rapito dall'ingranaggio. Allora, lo aprì studiandone il meccanismo, con le rotelle ancora al loro posto. All'apparenza sembrava perfetto, intatto. Nemmeno un'ombra di ruggine. Con un paio di pinze, toccò ogni punto per comprendere cosa ne impedisse il funzionamento. Alla fine rassegnato, come se fosse più triste di me per la tragica fine di quel pezzo di metallo, lo richiuse. Poi qualcosa attirò la sua attenzione e lesse la scritta incisa sul retro. «“Non rimandare a domani ciò che potresti fare oggi”. Saggia frase», disse restituendomelo.
«Quindi non c'è nulla che si possa fare?», tentai di chiedere dispiaciuta.
L'anziano signore abbassò gli occhiali sulla punta del naso «Ne ho visti tanti di orologi», sospirò. «La mia stessa vita è sempre stata scandita dal tempo». Mi guardai attorno e in effetti, era tutto un tic e tac, tic tac continuo. Sbuffò. «Non so che dirle. Sembra quasi che non voglia funzionare», corrugò la fronte. «Eppure... è strano non mi era mai accaduto», borbottò ad alta voce continuando. «Sì, esteticamente è rovinato, ma è come se non... È strano, assurdo quello che le sto per dire...».
«Cosa?», risposi trovando una luce di speranza nelle sue parole. Chissà forse mi avrebbe detto il nome di qualcuno in grado di farlo funzionare.

«È come se l'orologio avesse fermato il tempo», disse serio.
Sorrisi «Beʼ, per forza è un orologio, capita a volte», replicai.
«Non è quello che pensa lei», mi puntò l'indice contro, quasi con aria di sfida. «Signorina, io vivo per questo lavoro da quando ero un bambino. Conosco gli orologi meglio di chiunque altro. E so riconoscerli quando sono rotti. Ma questo...», tornò a guardare il mio, sussurrando appena le parole. «Sa a volte capita che il battito degli orologi smetta di segnare l'ora. Se è accaduto questo vuol dire che c'è un motivo».
“Questo uomo è pazzo. Decisamente pazzo”.
«Già, forse è come dice lei», non lo smentii, accennando una risata isterica. Piano, piano indietreggiai fino alla porta. «Grazie del suo aiuto», dissi sull'uscio.
«Aspetti un attimo». L'uomo mi richiamò proprio mentre stavo per aprire la porta.
«Sì», pronunciai con un piede fuori l'ingresso
«Non lo butti, lo conservi con cura. È un bell'orologio, e anche costoso».
«Non pensavo di farlo».
«Vedrà che tornerà a funzionare».
«Non credo», replicai.
«Succederà, quando avrà deciso di non fermare più il tempo».
«Cosa?», continuai io stessa a dare corda alle sue fantasie.
«Gli orologi appartengono al loro proprietari». L'anziano signore puntò gli occhi su di me. «Anche se a noi non sembra, questi hanno un cuore. E quando vengono smarriti o abbandonati smettono di vivere, un poʼ come se fossero dei cani. Soffrono per la mancanza del padrone, ma gioiscono appena lo rivedono. E questo è il caso del suo orologio».
«Io credo che sia rotto», e aprii la porta per andare via.
«Aspetti!», mi raggiunse sull'uscio. «Ascolti ciò che le dico: gli orologi appartengono ai loro veri proprietari. Tornerà a funzionare quando lo restituirà».
«Ma è mio», precisai subito.
«Adesso, forse. Ma prima no. Lei si è appropriata di un “tempo” che non è il suo. Lo restituisca al legittimo proprietario e, vedrà che tornerà a funzionare. Dopotutto lo dice anche lui».
«Chi?»
«L'orologio, chi sennò?! Chi ha tempo non aspetti tempo».

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