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giovedì 24 settembre 2015

Presentazione "Ambra" di Claudia Di Lillo

Buonasera. Vi presento un nuovo romanzo Self publishing. Ambra di Claudia Di Lillo un romance fantasy nonché un villaggio ai confini del mondo.
 
TITOLO: Ambra
AUTORE: Claudia Di Lillo
EDITORE: Self Publishing
DATA PUBBLICAZIONE: 2 Gennaio 2015
GENERE: Romance/Mystery
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Una telefonata inaspettata sconvolge la vita di coppia di Gianpiero e Alice, i quali apprendono un’improbabile verità: Ambra non è morta. Ambra non è solo la donna che Gianpiero ha amato e perso in un incidente aereo, è anche un personaggio complesso e enigmatico, una donna nata in un villaggio ai confini del mondo, dotata di un grande potere che le permette, tra l’altro, di avere visioni del proprio futuro. Gianpiero parte per l’Africa in cerca del mittente della telefonata, lasciando dietro di sé Alice che non gli ha ancora confessato di aspettare un figlio. Il suo viaggio, fitto di nuovi incontri e scoperte, diventerà ben presto una ricerca costante della donna che non ha mai dimenticato, né smesso di amare.
Ogni passo verso Ambra è perciò un passo più distante da Alice, la quale, troverà sostegno e comprensione in Clemente, l’unico in grado di smascherare la scusa da lei addotta per l’improvviso allontanamento di Gianpiero. Proprio con il suo aiuto inizierà a investigare sul passato di Ambra trovando un diario che svelerà importanti quesiti. Anche Gianpiero troverà un modo, del tutto inusuale, per ottenere risposte, comprendendo che il suo scopo è quello di contrastare un’antica profezia.
Quattro vite saranno completamente sconvolte dagli eventi e ogni equilibrio si spezzerà, perché questa storia è come la vita, inizia in un modo e finisce in un altro completamente differente.

Il fuoco gettava lingue rosse sui suoi capelli scuri, si alimentava nella profondità inaudita dei suoi occhi, si allungava verso i lembi di stoffa colorati della sua gonna; come lei volteggiava a piedi scalzi, seguendo i passi della danza tribale, il ritmo incalzante dei tamburi che soffocava il silenzio, lo sfregare delle pietre sul terreno arido, il battito ossessivo delle mani nella notte. Come se fossero una sola cosa, una sola entità. Lei e il fuoco. Ne avvertiva il calore in ogni punto del corpo, dalle dita ai
capelli, e persino ne sentiva l’odore, la legna bruciava e il vento ne trasportava l’aroma tutto intorno. Lo inspirò profondamente fino ad averne i polmoni pieni. Poi guardò il bagliore che si propagava dal centro esatto della pira in ogni direzione, inseguì le scintille infuocate ma fu azzardato perché la condussero verso occhi che non avrebbe dovuto guardare. Il verde trasparente che li colorava era abbagliante e per alcuni istanti non vide nient’altro che quelli. Poi lentamente mise a fuoco l’immagine completa; un uomo la stava fissando appoggiato alla staccionata di legno. Lo guardò anche lei sfrontatamente e un’alchimia pericolosa lampeggiò nei loro sguardi che si afferrarono, mischiarono, spezzarono, volteggiando al ritmo stesso della musica. Per un attimo li abbandonò per concentrarsi sul resto, la sua pelle era bianca, i lineamenti del volto diversi da quelli degli altri uomini che conosceva, il fisico vigoroso s’intravedeva dalla camicia di lino appena sbottonata e dalle maniche arrotolate all’altezza dell’avambraccio. Il suo sguardo salì di nuovo ai suoi occhi chiari, vi vide dentro il riflesso del fuoco e allora ricordò.
“Fuoco a lungo frapposto tra due persone: presagio di un amore bruciato dal fato”.
Fissare chiunque attraverso il fuoco era proibito da sempre, ma fissare uno straniero era addirittura peggio. Ritirò il suo sguardo chiedendosi se fosse servito o se ormai fosse tardi, e nell’istante stesso in cui lo fece, nel momento esatto in cui spostò la sua attenzione da lui, percepì tutto il resto. Si rese conto di non aver mai smesso di danzare, si accorse che la musica non si era mai interrotta, anche se lei non l’aveva più udita, avvertì anche una mano stretta troppo forte intorno al suo braccio, quella di Ela, sua sorella. Era arrabbiata, e parlava troppo velocemente, cercò di cogliere le parole.
«Non lo vedi è un bianco, non lo guardare, non lo devi guardare».
Il braccio le ricadde pesantemente lungo il corpo.
«Non lo sto guardando» sussurrò come per scusarsi.
Il ritmo della danza le separò e Ambra rincorse i suoni che la circondavano e le lingue di fuoco che l’avrebbero condotta altrove. Unì le sue mani palmo contro palmo portandole all’altezza della fronte e lasciò ondeggiare il suo capo in un movimento circolare affinché l’energia fluisse dentro di sé, ma appena poté sollevò di nuovo lo sguardo per scontrarsi con quegli occhi sconosciuti. Non li trovò. La staccionata era abbandonata. Una voce familiare la chiamò forte. La riconobbe con chiarezza. Uscì dal cerchio e si sedette più dietro, accanto a lei su di un tappeto di paglia. Il fuoco illuminava ancora il suo viso, ma i suoi occhi erano attraversati da un’ombra. Non era rabbia per l’ammonimento che le aveva lanciato, né preoccupazione per il suo contenuto.
«Vuoi sapere chi è?» le domandò Ela voltandosi verso di lei.
Ambra annuì.
«Proviene dall’altro mondo, le terre al di là dell’oceano. Sai perché è qui?».
La sua interlocutrice rimase in silenzio.
«Per ucciderti» le svelò.
Ambra non si mosse a quelle parole, il tono duro e il suono amaro non la turbarono minimamente. Non era la prima
volta che qualcuno le prediceva la sua morte. La profezia era antica quanto la sua nascita ma non le aveva mai dato un
gran peso ben sapendo che poche parole nascondevano molti significati e che i significati dovevano essere, a loro volta,
interpretati.
«Non sono pronta per morire» dichiarò ma in realtà voleva dire che non era giunto ancora il suo momento e che la
morte non l’avrebbe neppure sfiorata.
«Allora sta alla larga da lui» l’ammonì di nuovo.
«Anzi – si corresse – da tutti loro».
«Perché ce ne sono altri?». Lo stupore trapelò nella sua voce. Ela comprese lo sbaglio senza poter rimediare. Ambra la
scrutò con i suoi occhi troppo curiosi.
«Dove sono?» le chiese.
«Dove tu non oserai andare» disse affrettandosi a scompigliare i suoi pensieri, ma era tardi, Ambra li aveva già letti.
La vide alzarsi, correre via. La sua gonna colorata fluttuò nell’aria e lembi di tessuto sottile le sfiorarono le gambe scure.

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