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venerdì 17 aprile 2015

Presentazione "HUP-Hampton Univercity Pirates" di Simona Diodovich

Ciao a tutti e bentornati. Oggi vi presento HUP-Hampton Univercity Pirates di Simona Diodovich. Un bellissimo romance sportivo.
HUP-Hampton Univercity Pirates di Simona Diodovich
Genere: Romanzo sportivo
Editore: Self Publishing
Pagine: 196
Prezzo Ebook: € 3,77
Uscita: 1 Aprile 2015
Pagine Cartaceo: 230
Prezzo Cartaceo: € 10,95
Uscita: 3 Aprile 2015
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Sinossi:
Norman sta per sposare Molly. I Pirates non sono come i Crabbers, qui si gioca duro. La vita universitaria è differente e i ragazzi cominciano a capirlo ancor prima che tutto inizi. Logan, Norman e Colin sono amici ormai e, come tali, si spalleggiano in ogni avvenimento. Dietro l’angolo, in agguato, c’è sempre qualcosa che turba la loro realtà. Riusciranno a risolverla?
Norman vede la sua vita sconvolgersi in pochi minuti. Colin non riesce ad accettare la sua. Logan trema per la sua famiglia… 
Bentornati a Hampton, dove amori, sport e famiglia girano vorticosamente nei cuori dei protagonisti.

L’autore:
Nasco a Milano il 17 Aprile 1969, studio come grafica pubblicitaria diventando poi illustratrice a Canale 5 disegnando cover di cd e dvd per A. Valeri Manera. Ho ventisette anni d’esperienza lavorativa nell’editoria.
Ho lavorato con Arnoldo Mondadori per il Tv sorrisi e Canzoni, con le cover dei cd dello zecchino d’oro. Per la Medusa Video le cover delle videocassette di Lupin III. Persino con la LysoForm per un giornalino per i bambini sull’igiene, oltre le varie case editrici italiane. Ho avuto fortuna di partecipare a un training in Disney di una settimana imparando a disegnare ciò che pubblicavano loro, cioè le Witch, quando la mia mano era completamente differente dalle loro esigenze. Proseguo la carriera come fumettista disegnando il dottor sorriso per conto della Fondazione Garavaglia, che si ispira alla fondazione americana di Patch Adams. Come grafica pubblicitaria mi divido tra case editrici e i comuni, dove realizzo da sola volumetti sull’educazione stradale, manifesti, giochi, usando ogni mia conoscenza acquisita negli anni. Per amore dei disegni, e per il fatto che adoravo inventarmi personaggi e storie, il passo dal disegnare storie e scrivere un libro è stato molto breve. 
Il mio nome è Carlie, della “Saga Deathless”, è il mio libro d’esordio. A seguito Sangue Perenne, Il re dei demoni il terzo. 
Per la “saga Hampton”, saga romance-sportivo, il primo libro è uscito nel 2014, HHS-Hampton High School, HUP-Hampton University Pirates è il secondo volume. 
Hunters, collezione racconti Horror-Fantasy. 
The Queen, fantasy new-adult e, l’ultimo appena uscito, Masquerade romanzo d’amore. Tutti i libri hanno la copertina disegnata da me. Mentre il primo libro vanta un booktrailer a cartone animato, interamente fatto a pastello (potete trovarlo qui: https://www.facebook.com/media/set/?set=vb.307884445995554&type=2 .
Estratti: 
 “«Va bene, scansafatiche. Il primo giorno d’allenamento è stato orribile. Siete peggio delle femminucce. Se pensate d’essere dei supereroi per i vostri meriti al liceo, fate pure le valigie e salutate il vostro compagno alla destra. Qui non si vive di gloria passata» la voce del coach Bass risuonò per miglia da quanto era forte e decisa. Il volto di colore, che tra l’altro incuteva timore, non era nulla in confronto allo sguardo truce che vi era dipinto.
Nessuno osò alzare la testa per replicare una qualsiasi battuta al fine di sdrammatizzare la ramanzina del loro nuovo allenatore. Camminava avanti e indietro con un fischietto in mano, pronto a usarlo per rovinare i loro timpani, proprio come aveva fatto nelle ore precedenti. Norman, Logan e Colin non avevano nemmeno il fiato per respirare in quel momento, figuriamoci replicare a tono a quel tiranno. Pochi passi più in là, Sage e Wes avevano appoggiato le mani sulle ginocchia, ricurvi su se stessi, per riprendere fiato a occhi chiusi.
  «Vedo che nessuno è così idiota da rispondere, meglio. Odio la gente imbecille. Se siete ottusi siete poco coraggiosi e quindi, incompetenti e vi costerà un miglio di corsa, oltre a doppi allenamenti. Vi voglio scattanti, veloci, potenti e pronti per la prima partita, non siamo più al liceo, qui siamo nei Pirates e noi siamo i primi. Durante il campionato incontreremo i Bulldogs dalla South Carolina State University, non voglio fare figuracce con voi mammolette. Saranno settimane dure e intense» il coach Bass passeggiava avanti e indietro con forza e potenza, scrutando i loro volti per avere ogni briciolo d’attenzione. 
  «Tre settimane per allenarsi come si deve, poi inizierà la competizione. Chi manca un passaggio, un miglio di corsa per punizione. Chi manca un bloccaggio, un miglio di corsa. Provate a perdere la palla e prima vi prenderò a calci nel culo, poi vi spedirò a fare un miglio di corsa. E ora, branco di donnicciole, levatevi dalla mia vista se non volete farmi innervosire più di quello che avete già fatto finora.»
Non aggiunse altro. Lui e il vice si allontanarono dal campo come se nulla fosse successo. Peccato non poter dire lo stesso dei quarantacinque ragazzi rimasti sul campo.”

“«Ah, chi voglio prendere in giro? Se non mi do una svegliata, farò lo zio scapolo e imbruttito dall’alcol» Colin fece una smorfia buffa con la bocca, passandosi la mano sul mento pensieroso.
  «Sei già brutto. Non barare» la voce di Logan arrivò da dietro coprendogli con la mano il volto.
  «Spiritoso.»
Norman scoppiò a ridere «Vero, è ora che anche tu metta la testa a posto, ragazzo. Non vorrai farci preoccupare?»
  «Andrà a finire che i miei bimbi dovranno accudirti da vecchietto» aggiunse Logan infine alzandosi da terra.
  «Ah, ah… quanto siete carini. Rinfrescatemi la memoria: perché siamo amici?» aggiunse Colin dando un pugno alla spalla di Logan.
  «Perché tu ami i miei bambini» replicò allora Logan.
  «E le storie d’amore felici» rincarò Norman.
  «Mi state sulle palle oggi, credetemi.»
  «Sì, sì… Colin sei uno zuccherino, ma vi ricordo che puzzate come delle capre, per questo conviene che andiate a farvi una doccia» Sage li interruppe portando loro dell’acqua fresca.
Scoppiarono tutti a ridere e, insieme e a fatica, si alzarono per allontanarsi dal campo.”

 «Dovresti farmi un favore…» aggiunse infine l’amico a voce bassa, toccando la sua fetta di torta con la forchetta.
  «Quale?»
  «Potresti occuparti di Molly?»
  «Amico, non lo fare, ti stai dando già per sconfitto. Aspetta di vedere i risultati, poi ne riparliamo» Colin si agitò sullo sgabello.
  «Non sarebbe stata così sfacciata, se non ne fosse stata sicura…» 
Colin chiuse gli occhi per un attimo. Lui stesso era giunto alla stessa conclusione «Norman, non sono bravo con le persone. Credimi.»
  «No, sei stato bravo con Molly. Non voglio che stia troppo vicino a Logan e Candis e di conseguenza vedere una famigliola felice che per lei non esisterà più. Per favore, Colin.»
Vedere l’amico distrutto, affidarle l’amore della sua vita con gli occhi lucidi, lo schiantò al suolo.
  «Norman, stiamo parlando di me, non sono bravo con le persone, dovresti saperlo, sono sempre stato un bastardo…»
  «Colin, a chi lo devo chiedere secondo te?» spostò il suo sguardo verso Logan che, con in braccio i due bambini, cercava di far smettere uno di piangere mentre l’altro gli dava, con le sue piccole manine, dei buffetti sul volto. Candis era tornata a servire ai tavoli.
  «Già… ok, controllerò che non le succeda nulla. Almeno finché non ti libererai da questo grosso problema.»”

“La porta si aprì e lei, prima di girarsi, disse con voce grossa «Siamo chiusi!»
  «Anche per me?»
La voce la paralizzò all’istante. Si voltò verso Norman che, nel buio della sera, appena vicino alla porta era inquietante «Norman?»
  «Ciao, Molly.»
Si avvicinò guardinga, il suo volto era scavato, come se anche lui non avesse mangiato per tutto il week end, aveva delle grosse occhiaie sotto gli occhi. Non si buttò tra le sue braccia, qualcosa nel suo modo di stare in piedi la bloccò.
  «Sei venuto a dirmi del test?» chiese sottovoce.
  «Io ti amo da morire Molly…»
  «Lo so» non aggiunse anche io, non ora, il suo stomaco si attorcigliò. Lui non proseguì la frase, per cui deglutì a fatica e iniziò lei. «Il test di paternità ha dato conferma del fatto che sia tuo figlio.»
Norman, in piedi di spalle alla porta, non replicò nulla.”

   «Non mi dire che sono tuoi» la voce di una fanciulla non riuscì a far voltare Colin verso di lei, tutto intento a godersi il sorriso dei suoi bimbi bellissimi.
  «Sto parlando con te.»
  «Ti ho sentito, ma loro mi stanno sorridendo, e finché non la smettono non ho intenzione di togliergli lo sguardo di dosso» e così dicendo si avvicinò al recinto della nursery per vederli meglio.
  «Però puoi rispondere anche se non mi guardi, no?»
  «No, non distrarmi, aspetta che smettano» le facce dei bimbi si allargarono di più e un Colin piuttosto sciocco, si cimentò in un paio di facce che di sicuro gli procurarono l’oscar come miglior scimmione dello schermo, ma che entusiasmavano, a quanto pareva, i due marmocchietti. Quando Colin fu sicuro che i due adorati finti nipoti, smisero di sorridere, allora si voltò verso la voce.
I suoi occhi azzurro chiaro si incupirono un po’ «Violet la cheerleader maldestra…»
  «Non sono maldestra» replicò lei piccata.
  «Sì, che lo sei. Non riesci nemmeno a stare in piedi con i pon pon, come puoi fare le acrobazie?» non stava ridendo, in effetti era piuttosto serio. I capelli lunghi caddero sul suo volto toccando le labbra, di regola lo rendevano sexy, ma non in questo momento.
  «Sei sempre così stronzo?» Violet schiumava rabbia.
  «Non sono stronzo, ho detto solo la verità.»
  «Ero solo venuta a chiederti se erano figli tuoi…» Violet stava per girarsi e andarsene, ma poi ci ripensò «… e potresti anche rispondere!»
  «Perché? Se non sono miei mi fai il filo?» Colin sorrise ironico.
  «No, era una frase per parlare, di certo non volevo valutare se il tuo campo fosse libero.»
Colin divenne serio «Scusa. Oggi non è stata una bella giornata. No, sono lo zio» e così dicendo, prese entrambi i bambini in braccio e andò da Candis e Molly. Lasciando così la povera Violet, senza più attenzione.”

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